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LUCI DEL NORD
Un viaggio fotografico dalla Norvegia all’Alaska

A Luisa,
immancabile quanto preziosa
compagna di viaggio.

Libro vincitore del concorso "Corti di carta illustrati 2008" indetto da Tespi editore con la collaborazione di José Monti.

Durante il suo viaggio fotografico Massimo Messa ha visitato i seguenti territori:

NORVEGIA
DANIMARCA
ISLANDA
SCOZIA
BRETAGNA
IRLANDA
MASSACHUSETTS
MAINE
CANADA ATLANTICO
(New Brunswick e Nova Scotia)
QUEBEC
PARCHI NAZIONALI DELLE ROCKY MOUNTAINS
(Alberta, Montana e Yellowstone National Park)
BRITISH COLUMBIA
ALASKA.






SCARICA IL LIBRO COMPLETO in formato PDF
Appassionato di fotografia naturalistica, per coronare l’ambizioso proposito di realizzare un lungo viaggio prima e una documentazione fotografica poi, ero arrivato a una scelta di fondo. Consapevole del fatto che non sarebbe bastata una vita per visitare l’intero Pianeta, occorreva andare per esclusione, trascurare parecchi territori, ancorché eclatanti, e concentrarsi su un filo logico in linea con la volontà di gustare una natura il più possibile rispettata nonostante la convivenza con l’uomo.
Scegliere paesi esotici nel cuore dell’Africa o tra le etnie asiatiche, sarebbe corrisposto ad un’impostazione più facile e senz’altro più economica ma anche più frequentata, con qualche inflazione sia letteraria, sia televisiva o cinematografica e in più mi avrebbe fatto sentire in cima a un piedistallo come un “bwana” bianco che, illustre sconosciuto in patria, riesce a superare i complessi interiori grazie al proprio status in rapporto alle realtà che avrei incontrato.
Una tal scelta, seppure dignitosa alternativa e in discreta sintonia con gli obiettivi prefissatimi, mi avrebbe peraltro trasmesso qualche criticità emotiva sulla potenziale monotonia del vivere giornate pressoché sempre d’eguale durata, in ogni stagione, con albe intorno alle 6 del mattino e tramonti intorno alle 18.

Il Nord, terra di contrasti e di giorni sempre più lunghi con l’avvicinarsi dell’estate, di tramonti intorno alla mezzanotte, di notti sempre più intense con la stagione invernale, di per sé, oltre al fascino che già mi aveva trasmesso sin dai tempi dell’adolescenza, m’incalzava per quel senso di spazialità sterminata tra le cortine di cieli tersi e le numerose tonalità di verde o di ghiacci azzurri vaganti nel mare: fotogeniche realtà accompagnate da abitanti che, convivendo con solitudine e silenzio, avrebbero potuto comunicarmi il valore dell’isolamento.
Nelle megalopoli in cui viviamo è difficile individuare una facciata non imbrattata ed è sufficiente un ritardo di un secondo nella ripartenza allo scatto del verde per sentirsi insultati da aggressivi, quanto esasperati conducenti di vetture smaglianti da cui sovente il finestrino si abbassa, in corsa, per regalare al prossimo klinex sporchi di muco, pacchetti di sigarette con qualche peluche di tabacco residuato sul fondo e, persino, lattine di Coca Cola o di altre bevande consumistiche e consumate.
Lontano, nelle terre del Nord, al contatto con quegli estremi, avrei dimenticato a poco a poco queste negatività e avrei assorbito nozioni se non, addirittura, lezioni di rilassante, genuino civismo.

Nelle terre nordiche, che molti fattori naturali accomunano, vivono uomini che non reclamano gli agi prima di aver lavorato per conseguirli (come, purtroppo, accade per molti figli di un Occidente meno nordico, più popolato e materialista), uomini e donne che sanno dare importanza ad una tendina ricamata su una piccola finestra, ad una candela accesa e ad un mazzolino di fiori su una mensa imbandita, che non badano alla piega dei pantaloni e sanno preferire un cavallino bianco o una covata di oche canadesi ad una Volvo nuova e, persino, vivono uomini che dispongono di case-rifugio in isole lacustri di isole marine: un’altra qualità di ossigeno per gli intossicati abitanti delle metropoli, salvo rischiare poi il collasso al loro rientro, non riuscendo più a riabituarsi a Corso Buenos Ayres, piuttosto che a Via del Corso e a riprendere il frenetico incedere delle otto e trenta del mattino in Galleria Vittorio Emanuele.

Nelle terre nordiche, giusto per trovare una matrice comune da elevare a simbolo accompagnatorio di questo lungo viaggio, vive il salmone. Un animale superbo, libero, tanto più fiero quanto più impetuosa è la corrente in cui naviga. Può costituire un riferimento virtuale per la rotta da seguire. E ne trovo subito riscontro. Quando alla domanda: “In questo paese vivono i salmoni?” viene risposto “Sì” ecco che quel territorio m’interessa, può rientrare a buon diritto nei paesi considerati, toccati dal viaggio, il cui percorso con la via dei salmoni potrebbe a grandi linee identificarsi.

E, scansando le poche grandi metropoli che si affacciano sulla via dei salmoni (Londra, Boston, Montreal…), ogni giorno disporrò di una meta non ben identificabile, mentre i pernottamenti rappresenteranno soltanto l’intervallo fisiologico tra un tragitto eclatante e il successivo. Il viaggio stesso sarà la meta, fatta di continue soste, per ammirare e impressionare con la memoria prima, con il ricordo poi, i soggetti delle numerose riprese: strade, mari, laghi, montagne, animali e tutto quello che la natura sarà in grado di trasmettermi con semplice evidenza nell’indurmi alla voglia di documentarli, pur consapevole di ottenere solo riproduzioni di una realtà più da vivere che da illustrare: un’avventura assorbita, nella sua globalità, dallo svolgersi di un viaggio scomponibile in tre fasi:

- il "prima":
la preparazione, la fantasia;
- il "mentre":
l'attuazione, la fuga, il rientro;
- il "dopo":
la soddisfazione, il bilancio, l'orgoglio di una nuova esperienza.

E l’aver portato a compimento in un libro fotografico – significato di notizie, di appunti, catturati sul campo, e di vedute selettive da tramandare ad altri, da regalare, da consultare e da raccontare sia con le immagini, sia con le parole - risulta appagante e porta a compimento uno scopo tanto desiderato e, infine, spero, con successo soddisfatto.

Premetto che gli scenari incontrati risultano di gran lunga lontani dalle mie capacità di descriverli. Testo e immagini testimoniano il divario esistente tra pubblicizzazione della realtà e realtà viva.

Il mio auspicio é destinato soprattutto a chi, essendo appassionato come me di questi scenari, possa mettere a buon frutto le mie considerazioni e le mie foto per replicare, magari con migliori risultati complessivi, i miei cimenti. Seguire, anche solo in parte, le mie tracce corrisponderebbe infatti a una risposta positiva al principale obiettivo di questa pubblicazione per appassionati della natura e della fotogenia dell’emisfero Nord (dai 25° 47' Long. Est di Capo Nord ai 150° Long. Ovest di Anchorage).


Il congedo

Un corredo fotografico, una compagna, uno zaino, una carta di credito e degli itinerari studiati a tavolino e registrati nella mente durante le stagioni invernali facevano parte del patrimonio essenziale per il coronamento di un così lungo viaggio. La vita è un viaggio. Vivere due volte viaggiando, viaggiare per ritornare più ricchi, più capaci di distinguere l'essere dall'apparire, la genuinità dal materialismo, sono criteri questi applicabili nella natura armonica dei paesi incontrati, il cui "modus operandi" sta in buona sostanza all'insegna della disciplina, ma anche della libertà e del rispetto per la natura e per gli altri.

Nell’emisfero Nord, un viaggio, la “via dei salmoni”, si diceva, dove la natura è protagonista di uno stupendo continente boreale, brillante e genuino come una bolla di sapone alla luce del sole, dove la vastità non si limita a sopravvivere, ma prevale, dove, impreparati, assediati dall’esuberanza geologica, abbiamo dovuto domare l’emozione, altrimenti incontenibile. Laddove i maggiori contrasti naturali coesistono in una bellezza che talvolta si veste di aspetti quasi drammatici, talaltra di struggente malinconia, dove l’uomo coltiva l’atavica passione per la vita all’aperto, era importante incontrare il favore del tempo. In questo senso la fortuna, di concerto con le scelte dei mesi più indicati per ogni paese toccato dal viaggio, ha contraccambiato la nostra fiducia e rafforzato le convinzioni maturate durante l’inverno nello studiarne i percorsi a tavolino: ha ripagato con continuità quasi ogni ora di permanenza, consentendoci di passare con disinvoltura dalla giacca a vento al costume da bagno, di trascorrere giorni magici dalla fantasia alla realtà, alla suggestione e di trasformare l’esito della nostra avventura in un’indelebile esperienza, un arricchimento interiore che indurrà a meditare per molto tempo ancora.

Ma questa natura è una calamita irresistibile. In un prossimo itinerario di nuovo potremo identificare col significato stesso del nostro viaggio il percorso da una località all’altra senza mai affrontarlo come un semplice trasferimento. Da questo concetto, di nuovo, l’essenza della nostra scelta: nel viaggio stesso è la meta, animata da frequenti quanto spontanee piccole soste. La destinazione, infatti, di rado è così importante e definita da condizionarci con la trepidazione di arrivare, spesso non è altro che una pausa fisiologica tra due giorni di esplorazioni, di scoperte, di rinnovate emozioni. Cosa dire ancora di questo viaggio-racconto fotografico che sta per concludersi? Potremmo rispondere prendendo a prestito una similitudine di Stendhal che paragonava il contenuto della sua opera "Il rosso e il nero" a uno specchio che, collocato nella gerla del viaggiatore, seguendo la strada, riflette ogni cosa: dall’azzurro del cielo, al fango dei pantani, rilevandone e narrandone con fedeltà gli avvenimenti di prima mano così come si manifestano. Ebbene il nostro "specchio", lungo la strada del Nord, ha riflettuto immagini, silenzi, esclusivi messaggi della natura, meditazioni, la percezione dell'essere liberi.

Virginia Woolf sosteneva che "nulla è realmente accaduto finché non viene scritto in un diario". Ma nel diario materiale il viaggio tende a tradursi nel racconto di se stesso mentre nella nostra memoria sta il vero diario, nella cura della nostra sensibilità, che si modella sulle esperienze alla ricerca di un intimo equilibrio che si vorrebbe estendere agli altri, proprio per convivere con serenità, come ci sarebbe bisogno, per combattere e vincere quella sezione del nostro cervello occupata da un rettile. Forse stiamo manipolando i nostri pensieri, ma crediamo che chiunque sia avvezzo a viaggi che realizzino propri sogni conosca bene l'amaro dolce epilogo. Specie se quei sogni equivalgono a dei film da premio Oscar. E' difficile dirsi arrivederci quando dal punto di vista razionale è più verosimile un addio. Appena tornati a casa, siamo lusingati dal miraggio di reimpostare una fetta di mondo, quella che da tanti anni coabitiamo, su principii sociali ideali: vivere senza serrature, senza antifurti, senza antiestetici frontalini di autoradio estraibili portati a spasso come borsette, senza armi e marmitte rumorose, senza certificati e caselli autostradali, e senza "badge" personali da esibire all'ingresso dell'abituale posto di lavoro. L'illusione ha un prezzo. Basterà poco tempo per ritrovarci, ancora una volta, coi piedi per terra. Su marciapiedi sempre più stretti per pedoni sempre più numerosi, tra continui e fastidiosi trilli di cellulari full optional, l'impatto sulla realtà quotidiana metterà a nudo la nostra utopia. Ma a testimoniare questa positiva utopia ci rimarranno, come "elisir di vita", i documenti ove il conoscere e il fare confluiscono: i nostri fotogrammi, eccelsi “disegni di luce nordica”. In essi abbiamo firmato, come con una penna ancor più preziosa di quella che ha redatto il nostro racconto, sensazioni visive e percettive: ad essi, osservandoli, con trasporto interiore ritorneremo. Essi hanno trasportato su queste pagine luoghi lontani mantenendoli così ancor più desti nella nostra memoria. Se ciò che abbiamo visto e se l’esperienza che abbiamo assorbito corrispondono davvero alla verifica di un sogno ambizioso, ebbene possiamo considerare che se già sarebbe stato di per sé stimolante un tal sogno, per la sola fortuna di averlo fatto, ancor più appagante può quindi risultarne la realizzazione concreta e tangibile. Ne è scaturito un amore ancor più radicato per il Nord e vorremmo che questo libro ne rendesse partecipi i lettori. Il nostro auspicio é destinato soprattutto a chi, essendo già appassionato come noi di questi scenari o, quanto meno, incline ad intraprenderne l’avventura, possa mettere a buon frutto le nostre considerazioni e le nostre foto per replicare, magari con migliori risultati complessivi, i nostri cimenti. Seguire, anche solo in parte, le nostre tracce corrisponderebbe infatti a una risposta positiva al principale obiettivo di questa pubblicazione per appassionati della natura e della fotografia del Nord.




81 commenti, punteggio medio:

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scritto da Marco Corticelli, il 28 gennaio 2009.

Reportage molto completo ed interessante. Complimenti al fotografo da Marco

scritto da Pasquale Episcopo, il 16 gennaio 2009.

Gran bel lavoro, Massimo. Complimenti. Invidio il tuo operato. Ing. Pasquale Episcopo.

scritto da Teresa Alinovi, il 13 gennaio 2009.

Ciao da Teresa. Parma. Belle vacanze, più che fai da te, queste sono extra special super. Una vita per godersele, bravo, belle foto e buone indicazioni per quando ci andrò. Come sai, in Canada ci sono già stata e così in Bretagna, Irlanda e Scozia. Ciao, bello! Teresa.

scritto da Leslie Martino, il 8 gennaio 2009.

Stupende foto, Massimo. Testo scorrevole e interessantissimo. Anche se preferisco le tue foto sulla Nuova Zelanda, naturalmente!!! Ciao, Leslie.

scritto da milena ed elvezio, il 4 gennaio 2009.

bravo Massimo, foto molto belle e coinvolgenti.Ti invidiamo un po' per le emozioni che sicuramente ti porti dentro ancora oggi e che le tue foto sicuramente ti fanno rivivere. Complimenti anche a Luisa per la pazienza...

scritto da Athena, il 4 gennaio 2009.

Eccezionale rassegna di foto impressionanti e documentaristiche! Athena

scritto da Miguel Diaz, il 4 gennaio 2009.

Bellissime foto di un uomo che ha fatto un pezzo di giro del mondo. Da pubblicare e vendere. Hasta lluego, Miguel.

scritto da Ercole, il 30 dicembre 2008.

Fortunata Luisa, affascinante viaggio. Da seguire con entusiasmo anche senza camera...

scritto da Donatella, il 28 dicembre 2008.

Ciao da Donatella. Che dire? Avvincente, desiderabile viaggio fotografico, vissuto!

scritto da LuisaRomanò, il 28 dicembre 2008.

Caro Massimo, non ti poteva mancare il mio commento. So che ci hai lavorato tanto e penso che il giusto premio di vederti questo tuo libro fotografico pubblicato in un sito, e in prospettiva, sulla carta stampata, sia autoesplicativo del valore che da esso traspare, come ti avevo sempre detto anch'io. Ciao e buona fortuna, Luisa R.

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