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SAFARI IN TANZANIA

di Camilla Falsini

Il nostro primo (e, si spera, non ultimo) safari in Tanzania era un'incognita totale per tutti e 4, romani, e cittadini fino al midollo.

Appena arrivati ad Arusha, dopo un viaggio di 6 ore da Nairobi su strada sterrata, troviamo Plamba e Ziggy ad accoglierci. Andiamo in albergo, ci accordiamo sui particolari del safari davanti ad un tè speziato. Si parte la mattina dopo, e non presto come ci saremmo aspettati... ma, nei giorni successivi, avremmo visto albe a volontà...

Una delle cose più importanti imparae durante il safari è : fidatevi della vostra guida. Il driver non è soltanto colui che guida il fuoristrada, è una guida in tutto e per tutto: a noi è capitato l'ormai mitico David, che è riuscito per 5 giorni a rispondere alla raffica delle nostre domande incessanti, che ci ha portato in posti meravigliosi e che ci ha fatto notare cose che sarebbero sfuggite ai nostri occhi urbani...
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foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini
E appunto con David, il driver, e con Geoffrey, il cuoco, partiamo lunedì 1 febbraio verso il primo dei grandi parchi: Tarangire. Passiamo prima al camp a posare tende, cibo e bagagli, ed entriamo nel parco. All'ingresso un grande baobab ci esalta, siamo ancora ignari di quanti ce ne aspettano all'interno. Il paesaggio del Tarangire è inaspettato: non la savana piatta che avremmo trovato nel Serengeti, ma una serie di colline verdi disseminate di baobab, avvallamenti con specchi d'acqua in cui, mentre gli elefanti si rinfrescano, gli avvoltoi, ad ali spiegate, si asciugano al sole. Sul nostro cammino incontriamo elefanti, che ci annusano con la proboscide all'insù, giraffe che tranquillamente mangiano foglie da cespugli dotati di enormi spine e che, se corrono, lo fanno al rallentatore, immense famiglie di babbuini. Durante il pranzo i nostri lunch box fanno gola alle scimmiette dal muso nero, e cerchiamo di ignorarle... e dopo pranzo scatta l'ora X delle famigerate mosche tzè-tzè: non vestitevi di nero o di blu, sono colori che le attirano.

Alle 6 il parco (come tutti i parchi in Tanzania) chiude, anche perchè qui, vicino all'equatore, il sole comincia a tramontare presto, e alle 7 è già buio. Dopo la cena (abbondantissima: riso, carne, ottime verdure al dente, frutta - a proposito di questo, un consiglio: se non mangiate qualcosa in particolare, come ad esempio salsicce per colazione, ditelo subito, per evitare sprechi), quasi per caso alziamo gli occhi al cielo e lo spettacolo è tale che prendiamo le sedie e, nel buio totale - nei campi tendati non c'è quasi mai elettricità, portatevi delle torce! - ci rilassiamo con il mento all'insù come se fossimo al cinema.
foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini foto tratta da Viaggio in Tanzania, di Camilla Falsini
Il giorno dopo di nuovo in macchina, lungo la strada fatta dai giapponesi (!) che è più o meno come un nostra statale, con la differenza che non si incontrano mucche o pecore, ma giraffe e gazzelle. Appena la strada sale si arriva all'enorme ingresso del Parco di Ngorongoro, e la vegetazione diventa rigogliosa, sembra di essere nella giungla. La strada, di terra rossa, sale lungo l'esterno del cratere, fino ad arrivare sulla cresta. E qui non si può non fermarsi e scendere dalla jeep per ammirare, emozionati, lo spettacolo della distesa verde che è all'interno del vulcano: il paradiso terrestre!

Ma proseguiamo verso il Serengeti, Nngorongoro ci deve attendere ancora un giorno. Si passa per un altipiano erboso molto bello e vasto, l'unica traccia dell'uomo è un villaggio masai, dove ci si può fermare e, pagando l'ingresso, entrare. Noi però non ci fermiamo, e proseguiamo sulla strada che comincia a scendere, davanti a noi l'immensa piana del Serengeti, verde e dorata (non siamo nella stagione secca). Ci troviamo davanti l'ultima parte della migrazione degli gnu e delle zebre (come ci spiega David, quello tra le due specie è un connubio anti-predatore), con gazzelle disseminate qua e là: sembrano davvero indifese, la loro coda perennemente in movimento.

La strada è davvero lunga, abituatevi a respirare grandi quantità di polvere. Arriviamo al camp dopo pranzo, scarichiamo il peso e le tende, e subito ripartiamo per altre 3 ore di game drive. Siamo fortunati: vediamo un leopardo accaldato e ansimante seduto su un albero basso, 4 leonesse che dormono sui rami di un grande albero in posizioni buffe, sembrano scomode, ma evidentemente non lo sono, viste le loro espressioni da felini assonnati. Una di loro fa perfino la pipì, e siamo talmente vicini che ne "assaporiamo" l'aroma.. che puzza! E' un susseguirsi di incontri: ippopotami, bufali (i bufali ti fissano quando passi, con i loro fili d'erba in bocca come fossero stuzzicadenti), giraffe, elefanti, il tutto sotto il sole che comincia a tramontare, colorando tutto di rosso.

Il giorno dopo di nuovo sveglia alle 5 e ci godiamo l'alba sul Serengeti, la luce nuova del giorno ci mostra una leonessa con due cuccioli che poltriscono tra erba dorata, e poi di nuovo un gruppo enorme di leoni intorno ad un piccolo specchio d'acqua.

Si pranza di nuovo nel camp e si riparte verso Ngorongoro. Il campeggio di Ngorongoro è il più spettacolare, un prato verde in leggera discesa, con un enorme albero nel mezzo, la vista sul cratere.

Il giorno dopo all'alba di nuovo in macchina, e grazie a David e ai suoi orari ferrei siamo solo i terzi a varcare il cancello del parco, e quindi siamo praticamente soli quando incontriamo i primi animali, come una iena con la testa tutta sporca di sangue, (reduce da chissà quale pasto notturno), e ci godiamo lo spettacolo delle nuvole dense che colano dai fianchi del cratere verso l'interno, sembra acqua spumosa... Grazie al fertile terreno vulcanico ricco di sostanze, ci spiega David, qui gli elefanti hanno le zanne molto più lunghe. Durante il resto del game drive siamo fortunati: una leonessa con due cuccioli di 4 mesi, minuscoli e ancora maculati, due leoni maschi, branchi di gnu tra cui una gnu partoriente (speriamo non arrivi la iena!), ippopotami e finalmente il rinoceronte, oltre a zebre, bufali, fenicotteri rosa.

Sotto un cielo grigio, dopo un pranzo in riva ad un laghetto in compagnia di faraone, uccellini colorati e aquile che volteggiano nel cielo, ci rimettiamo in cammino verso il Lago Manyara, l'ultimo dei parchi e il più piccolo, ma anche quello forse più vario al suo interno: si entra in una vegetazione fitta e alta, ci sono degli alberi spettacolari che chiamano fig tree, e una pianta strana chiamata cordia. Tra gli alberi e per strada tanti babbuini, elefanti che si fanno i bagni di polvere, e giraffe. Dopo qualche chilometro si esce in una radura dorata disseminata di alberi secchi e morti (ciò che rimane dopo il passaggio del Nino, dice David). Il giorno dopo, per l'ultimo game drive mattutino, entriamo di nuovo nel parco. E' ancora buio, e un ippopotamo ci attraversa la strada... ma David stavolta prosegue, perchè ci vuole circa un'ora per portarci nel posto più lontano e più suggestivo del parco: le "hot springs", sorgenti di acqua sulfurea. Una distesa erbosa da cui escono vapori caldi, e davanti a noi il lago, disseminato di fenicotteri rosa (e qualche bufalo) che si riflettono nell'acqua. E' l' ultima immagine prima di dover partire.

Ci accompagnano all'areoporto di Arusha, dove sono venuti anche Plamba e Ziggy, è il momento dei saluti e dello scambio dei contatti. Ci spostiamo a Zanzibar, dove il mare turchese, la barriera corallina, il nuotare con i delfini e il vedere un pesce palla, non riescono a cancellare tutte le emozioni vissute durante questo bellissimo safari in Tanzania.




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