Così mentre attendevo l’imbarco, mandando gli ultimi sms e facendo le ultime telefonate, non mi rendevo conto che nel giro di una giornata sarei atterrato in AUSTRALIA !!. Altro fuso orario, altro clima, altra stagione, altro mondo??
Faccio scalo a Abu Dhabi per poi prendere il volo per Sydney. Volo con Etihad una compagnia degli Emirati Arabi, è la prima volta che effettuo un volo con una compagnia araba. E devo dire che mi sento trattare come un piccolo sceicco.
Mi rendo conto che tale trattamento è dovuto prioritariamente alla mia “condizione”, ovvero che sono in carrozzina, a tal punto che non ero ancora arrivato al check in, che già mi sentivo chiamare per cognome e mi sorridevano,inebetiti, in tre…
Le classi sono divise in diamond, pearl and corall. Io sto nella corall (ovvero l’economic). Mentre venivo imbarcato, sono passato per la “Diamond”, che dire, vi sono dei letti a forma di conchiglia oltre ad una spazio esagerato, con tanto di mega televisore. Va beh, era solo una sbirciatina, vengo riposto nel mio “corallo”. Nel giro di dieci minuti ho due enormi delusioni, la prima è che il mio ipod è scarico (credo di averlo lasciato acceso tutta la notte, un genio), la seconda è che non funziona la comunicazione interna, pertanto no films, no music, no games, no video e nemmeno si abbassa il sedile… Quindi si legge e si scrive e stop !!! Così mi tocca sentire gli strilli e i pianti dei bambini, che ovviamente sono vicino a me, capita quasi sempre che disabili e bambini vengano messi vicino. Sarà che entrambi si muovano con le rotelle, però che strazio !!
Inoltre vi è una lunga e accesa discussione tra una coppia araba, che sono alle mie spalle, urlano talmente tanto che la hostess deve intervenire due volte per evitare che si prendano per i capelli. Il fatto più deludente è che non capisco nulla di quello che dicono, se erano italiani mi sarei divertito ad ascoltarli. Altro fattore che mi ha reso particolarmente “felice” in questo volo, è che vi è un bel mix di odori di ascella pezzata, cibo speziato (servito dalle hostess), con l’aggiunta di un forte ed intenso odore di “pupu”. I bambini saranno anche carini e simpatici, ma mollano di quegli odorini… Così tra le urla e gli “odori” si è passati dal giorno splendente dell’occidente al buio dell’oriente. Arrivo in piena notte ad Abu Dhabi, per me sono le 17:00 per loro sono le 19:00. Dell’aeroporto di Abu Dhabi vedo poco e nulla, solo che è molto sfarzoso. Il tempo di andare in bagno e mi ritrovo nuovamente seduto sull’aereo per Sydney, questa volta la mia vicina di viaggio è una ragazza di Como che va a Sydney a trovare una sua amica e vi rimane per un mesetto. E’ piacevole avere qualcuno con cui parlare, anche perche saranno 14 ore di volo, passeranno velocemente tra la vista di films e una buona dormita (ho una qualità: dove mi metti, dormo). Arrivo a Sydney.
L’uomo dell’assistenza è simpatico e gentile, fa il “piacione” con tutte le ragazze dell’aeroporto, in particolare con una che lavora nel beauty free, per questo motivo ci fermiamo un quarto d’ora, mentre lui l’abborda e io faccio “la candela”… Speriamo che nasca un Amore… Sono le 19:00 locali, per me sarebbero le 09:00 del mattino, infatti mi sento come se mi fossi appena alzato, ho fatto anche colazione. Di colpo mi ritrovo che fuori è notte e colpo di scena: it’s raining !!!
Ed io che pensavo di arrivare in Australia e vedere il sole !! Piccolo inconveniente alla stazione dei taxi, c’è una disposta tra chi si deve prendere il “rotellato” con la sua valigia, mentre loro se la giocano, assisto inebetito, sono totalmente frullato dal cambio di orario, dalle ore di volo, dal cambiamento climatico che non so più nemmeno come mi chiamo. Alla fine i taxisti si accordano, vince (o perde) la corsa con me, un simpatico somalo che tifa milan e il cui nonno era amico degli italiani al tempo delle colonie… Continua a diluviare, non so più come mi chiamo, mi butto sul letto e perdo i sensi.
Primo giorno: sarà l’agitazione, sarà il jet leg, morale alle 7:00 del mattino sono vispo come un grillo (cosa rarissima per me).
Con il nuovo giorno realizzo anche dove sono e dove dormo, l’ostello è carino (ovviamente non è un albergo a 5 stelle), ma è pulito, cosa più importante. Unico problemino il bagno degli handy è al piano terra, io sto al 3 piano, così su e giù e giù e su…e mi dimentico questo e mi dimentico quell’altro…e avanti e indietro…E’ pieno di ragazzi irlandesi ed inglesi (con la lattina di birra come accessorio incorporato nelle loro mani), ma non fanno casino. Esco, c’è il sole splendente e fa caldo, molto caldo. Probabilmente non mi sono ancora abituato. Il backpacker è vicino ad Hyde Park (non quello inglese), piccola premessa qua le vie hanno i nomi come a Londra o Dublino (chissà come mai?!). Questo parco lo attraverserò tutti i giorni, per fare rientro alla mia dimora, è carino !! Mi fermo in un barettino per fare colazione, noto poi che si chiama “Quattro” , e dopo tre minuti arriva il barista che mi dice che parla un po’ di italiano. “Quattro” diventerà il mio posto fisso per la colazione, che in realtà è un pranzo, infatti mi mangio uova e bacon, funghi, spinaci e pomodori. Se mi vedesse mia madre !!! Visto che è da quando sono nato che bevo solo the al mattino. Sarà che è domenica ma tutti sono in giro in pantaloncini e maglietta, non sembra di essere in una città, ma di essere in località turistica di mare. Sydney è piena di parchi e di viali alberati e la prima cosa che mi lascia perplesso è vedere che i marciapiedi iniziano ad essere coperti di foglie gialle, così come le piante stanno passando dal verde al giallo.
Mi devo essere perso qualcosa, fino a qualche ora fa non vedevo foglie ed ero felice se ne vedevo qualcuna verde, ora sono passato direttamente dall’inizio della primavera all’autunno. Devo farmene una ragione sono passato dall’open party italiano al closing party australiano. Inizio così a srotellare, e srotella e srotella (dovrei mettere un contachilometri, credo che mi darebbe soddisfazione), inizio a comprendere un orrenda verità: “
Sydney non è pianeggiante ma vi sono diverse ed importanti salite e discese”. Vorrei piangere !! Vorrei tornare a casa !! Sento la mancanza della mamma !! Ormai sono qua, fa parte del gioco, si prosegue e ogni volta che trovo una salita (alcune sono veramente allucinanti), mi dico che poi vi sarà una discesa. E cosi metro per metro, arrivando, FINALMENTE, nella zona pianeggiante.
Col tempo, sono riuscito ad evitare quelle più faticose con delle strade alternative e a prendere i bus.
La prima cosa che visito sono i
giardini botanici (in primavera, la loro, devono essere magnifici per via dei roseti), mi sorprende il cartello con la scritta: “Please walk on the grass. We also invite you to smell the roses, hug the trees, talk to the birds and pic nic on the lawns” che tradotto “Per cortesia camminate sull’erba. Siete invitati ad annusare le rose, abbracciare gli alberi, parlare con gli uccelli e fare pic nic sui prati”. Questi hanno capito proprio tutto !!! Il parco e la natura devono essere vissuti e non devono essere solo dei bei spazi da vedere, l’importante che vi sia civiltà nel tenerli puliti e in ordine. E qui non manca di certo. Mentre passeggiavo per il parco come la vispa Teresa, sento dei versi di uccelli, man mano che mi avvicino intravedo degli alberi pieni zeppi di pipistrelli, attaccati a testa in giù ai rami. Io amo gli animali, ma ho una riluttanza verso i roditori come i ratti, mi impressiona anche il criceto. Quindi la vista di tutti questi pipistrelli mi lascia basito. E’ mezzogiorno, quasi di fuoco, sono circondato da bambinetti che come me, rimangano a testa all’in su per un eternità a vedere questi “topi” con la testa in giù, che sbraitano in maniera allucinante. Mi chiedo quale sarebbe la mia reazione, se in piena notte e da solo, mi trovassi nella stessa condizione. La risposta è semplice, verrei colpito d’infarto e la mia triste vita finirebbe li davanti a 4 pipistrelli… Alla fine mi faccio forza, soprattutto perché un bambino inizia a giocare con le mie ruote, e proseguo la mia visita al parco,
sino ad arrivare all’Opera House.
Vi è una lunga passeggiata che costeggia il mare e giardini botanici, in cui si può ammirare lo splendore dell’Opera House e del ponte Harbour, entrambi imponenti e passeresti la giornata a fotografarli da ogni angolazione e con ogni tipo di luce. Ma con la mia macchinetta fotografica non posso permettermi molto. Mi sono emozionato quando ho visto l’Opera House, è stato il primo segno tangibile che ero in Australia (per ora non ho ancora visto ne un canguro ne un koala). E mi sono detto “Caspita Fabry !! Sei arrivato anche qua !!”, per un attimo mi sono sentito orgoglioso di me stesso….ma è stato solo un attimo. Poi sono risalato verso l’ostello, passando per Hyde Park, ho iniziato a sentire le canzoni degli U2, a vedere gente con maglie e parrucche verdi e mi sono ritrovato nel bel mezzo di un mega raduno di irlandesi (ovviamente carburati di birra) che festeggiavano Saint Patrick.
Sydney è molto carina, non è caotica, si gira bene e con tranquillità a tutte le ore. In realtà non vi è molto da vedere, la si può visitare in 3 o 4 giorni al massimo. Non vi sono monumenti e nemmeno grandi musei, il centro lo si gira velocemente e le spiagge sono un po’ lontane. Così me la prendo con calma…
Mi faccio un giro ad Harbour, una zona completamente nuova e moderna, costruita appositamente per i turisti, mi ricorda la Barceloneta in miniatura, anche qua c’è l’acquario, il museo marittimo, il cinema tridimensionale, il giardino cinese dove rilassarsi. All’acquario mi sono divertito come un bimbo, soprattutto nei tunnel acquatici, sembra di essere a mollo con i pesci, ma hai i vestiti asciutti, vi sono squali e razze enormi. In due giorni ho visto le cose principali di Sydney, ora sono pronto e carico per andare nelle spiagge, per poter iniziare a cazzeggiare.
Martedi mattina prendo l’autobus e vado a Bondi, ne ho sentito così parlare che non vedo l’ora di andarci. La giornata è bellissima. Il cielo è sempre azzurro e con aria fresca, credo che dal punto di vista meteorologico sia il periodo migliore. Ora il sole picchia, ma non oso immaginare come si stava durante l’estate, ecco perchè nonostante sia autunno, i sydneani (si chiameranno cosi?!) sono tutti bianchicci, saranno rimasti chiusi in casa durante tutta l’estate con l’aria condizionata.
L’arrivo a Bondi è stato di grande impatto, l’autobus si ferma in un promontorio dove si scorge tutta la baia e il piccolo villaggio. Sarà stata la meravigliosa giornata, sarà stato il cielo blu, la spiaggia bianca e il mare con tutte le sue tonalità dal blu al verde, sarà che finalmente iniziavo ad avere un assaggio delle natura australiana, sarà per tutte queste cose che mi è venuta la pelle d’oca, ma forse era un po’ di venticello che soffiava…
Rimango a Bondi gran parte della giornata, a guardare i surfisti che aspettano l’onda giusta e a prendermi un po’ di sole.
Il giorno dopo ero di partenza per Manly, altra spiaggia di Sydney, ma il tempo non era meraviglioso (vi erano ben due nuvole) e poi ho un appuntamento nel pomeriggio con Andrea. Andrea è il figlio della mia collega, ha 24 anni, è venuto lo scorso autunno a Noosa per imparare l’inglese e poi finito il corso è sceso a Sydney. Da un mesetto lavora in un ristorante vicino all’Opera House. Ci incontriamo a Central Station, perché devo prendere delle informazioni sul
mitico Indian Pacific, ovvero il treno che attraversa l’Australia in 4 giorni, da Sydney a Perth. Io vorrei fare metà del tragitto ovvero Sydney-Adelaide.
Andrea mi racconta che vive in un appartamento con 8 persone, di varie nazionalità, e che non è stato facile trovare lavoro a Sydney, ora inizia ad essere un pò stufo e tra un mesetto ritorno in Italia per andare a lavorare a Fomentera.
Alla sera faccio la mia prima uscita serale, mi voglio anche sforzare di rimanere sveglio per perdere sto jet leg. Andiamo a mangiare in un pub, dove vi sono delle cameriere una più carina dell’altra…
Beviamo una sottospecie di pinot e alla fine, sarà la stanchezza, sarà che non ho mangiato molto, divento subito brillo.
Entrambi sapevamo uno dell’altro, per i racconti di mamma Piera, ma per conoscerci realmente siamo dovuti andare dall’altra parte del mondo. Strana la vita, ti fa conoscere persone che abitano a 5 chilometri da casa tua, dall’altra parte del globo. Probabilmente a Domodossola non saremmo mai andati a mangiare una pizza insieme e non ci saremmo mai raccontati i fatti nostri.
Comunque dopo aver trascorso una settimana a Sydney, ho deciso di prendere il mitico Indian Pacific, è un treno che attraversa tutta l’Australia da Sydney a Perth (in tre giorni). Mi ero già informato dall’Italia se accettavano i “rotellati” a bordo, la risposta è stata “Non c’è problema !!”. Io volevo fare la tratta Sydney – Adelaide (24 ore). Sabato sono andato in stazione, ho fatto il biglietto e mi hanno ridetto “Non c’è problema, può prendere tranquillamente l’Indian”. Io felice, inizio a fare le foto con Andrea davanti al treno. Il treno è molto particolare ed ha lo stesso “carisma” dell’Orient Express…
Alla fine, elettrizzato, vado verso il mio vagone e quando è il momento di salire, il capotreno inizia a fare mille storie, dicendomi che da solo non posso viaggiare, in quanto il treno non è accessibile e per problemi di sicurezza non posso salire e che mi rimborsano il biglietto. Il bello di queste occasioni è che di colpo, scopri di sapere parlare l’inglese, lo sfoggi con una buona padronanza di linguaggio utilizzando termini che raramente usi come: “Fuck !!” Morale…il mio Indian Pacific parte e io lo saluto con il fazzolettino bianco. Una tristezza !! L’incazzatura mi è durata circa un oretta, il tempo di ricalcolare il nuovo percorso come del resto fa il Tom Tom!! Come si soul dire si chiude una porta si apre un portone, visto che non posso partire con l’Indian Pacific, rifaccio l’itinerario e decido di prendere un volo per Byron Bay.
Ho ancora un giorno da trascorrere a Sydney, cosi me la prendo con comodo e inizio a passeggiare per le vie del centro, soliti negozi che si vedono in ogni parte del mondo, solite marche, solita gente che corre di fretta, tra negozi e uffici. Dall’altra parte è la globalizzazione. Trascorro un po’ di tempo all’Apple Store (mi piace sempre tanto), dove scrocco un po’ di connessione internet e mi prenoto il volo. Poi prendo la monorotaia, che è un mix tra un viaggio nel futuro e un tour con il trenino di Gardaland. Gira che ti rigira, ci sono luoghi identici ovunque. Arrivo a Chinatown (che trovi ormai in qualsiasi grande metropoli) e mi diverto ad essere trasporto nel mondo orientale con i suoi profumi (non molto gradevoli) e le suo lingue, di cui non comprendo nulla. Dopo un po’ mi annoio del caos cinese e prendo un traghetto per andare a Manly.
E’ un sobborgo di Sydney, anche se in realtà è un isola con tutte le sembianze della cittadina di mare. Con un bellissima passeggiata e delle spiagge carine, ritorno dopo essermi abbrustolito la testa.
Certo che questo sole australiano è veramente potente, appena abbassi la guardia e se non metti la cremina e il capellino, ti devono immediatamente ricoverare al centro ustionati.
Rosso paonazzo ritorno alla movimentata Sydney, dal traghetto si ha la visione di un tramonto spettacolare, ma lo è ancora di più appena arrivo a terra.
I colori del cielo del mare trasformano ogni minuto la visione dell’Opera House e del Harbour Bridge.
L’ora del tramonto è il momento della giornata che preferisco, in qualsiasi posto sia, tutto mi sembra meraviglioso, dalla tangenziale di Milano alle montagne di casa mia…
Ma la vista che offre la baia di Sydney è impagabile. Ci sono dei momenti che resto immobile e con la bocca aperta..
Mi chiedo, se chi normalmente vive questo spettacolo tutte le sere, riesce ancora ad emozionarsi.
Vado a cena dove lavora Andrea, a 50 metri dall’Opera, c’è un bellissimo panorama della baia, c’è gente che va e che viene tutta agghindata per lo spettacolo all’Opera ed è cosi tutte le sere, c’è un meraviglioso miscuglio di abiti da gran galà con magliette e pantaloncini da turisti. E’ sabato sera in giro c’è un sacco di gente, trascorro la serata in un disco pub. Esco che ormai è tardi e i mezzi non circolano più, così mi metto a cercare un taxi, ma mi accorgo che tutta Sydney vuole un taxi….
Tutti con le braccia allungate a sbracciarsi per farsi notare dai taxisti, questi ultimi si danno importanza come se fossero i salvatori del nuovo mondo. Inoltre un rotellato non rientra di certo tra i clienti preferiti del sabato sera, perche devi essere svelto a salire e a scendere oltre che attaccarti alla a portiera e non mollarla. Alla fine dopo un buon tre quarti d’ora, si ferma un anima gentile. Il giorno dopo parto per Byron Bay.
Byron Bay Adelaide e Melbourne
Byron Bay è strepitosa, già mentre arrivi con l’aereo ti rendi conto di quanto è bella, è in mezzo a colline e a boschi di eucalipti, vedi tutto questo verde che sprofonda nelle spiagge bianche sino ad arrivare nel blu dell’Oceano..
Oh Signore !!! Questo si che è l’Oceano !!. Avevo già visto l’Oceano, ma non mi aveva mai colpito più di tanto, nel senso che la mia percezione era come quella di vedere il Mar Mediterraneo…
Qua invece di rendi conto della sua forza, ha onde gigantesche, ma non incutono paura. Però rimango perplesso li per li, che tutti si buttano dentro al mare come se nulla fosse, bambini, giovani e vecchi, tutti contro le onde gigantesche e poi via a cavalcarle con il surf. Mi viene da dirgli, soprattutto ai bambini: “Oh ma state attenti !! ma vi sembra il caso di andare ad affogare …. Iuuuuu il mare è agitato”, invece vanno felici contro un onda gigantesca, vedi che li travolge, e ti dici “Ecco ve l’avevo detto, che facevate una brutta fine”, invece nulla, riemergano tranquilli e beati ed anzi si buttano ancora contro un’ altra onda e poi un'altra ancora...
Dopo un po’ te ne fai una ragione, e capisci che forse la bandiera rossa del mare mosso che mettono a Rimini è un po’ esagerata e che noi italiani saremo un popolo di marinai, ma non di nuotatori… Il momento più bello è il tramonto, tutte le sere la gente, in un rito silenzioso e spontaneo, si riunisce sugli scogli e in spiaggia. Si rimane li, mentre alcuni suonano i bonghi a vedere lo spettacolo meraviglioso del tramonto con gli ultimi surfisti che fanno le acrobazie nella luce del tramonto…
Questi tramonti mi rimarranno per sempre nella memoria, la condivisione silenziosa con persone di tutte le nazionalità, è anche per questo che non riesco a smettere di viaggiare, anche se è alcune volte è molto faticoso e non sempre divertente come si può immaginare…
Byron è uno dei luoghi preferiti dai surfisti, e ci credo con quelle onde che vuoi fare, non ti puoi far cullare sul materassino. I surfisti arrivano da tutto il mondo e molti viaggiano con i per tutta la costa nei vecchi Vans della Volkswagen, parcheggiano nelle aeree di sosta e surfano dall’alba al tramonto e quando non surfano guardano gli altri che lo fanno...
Chi australiani hanno una concezione tutta loro del pericolo, per loro è normale nuotare in mezzo al mare agitato, in mezzo agli squali, quando gli chiedi se un posto è pericoloso ti rispondono di no, perché l’ultimo morto vi è stato un sacco di tempo fa, ovvero il mese scorso, sarà che saranno abituati a vivere in mezzo a ragni e serpenti, però sono dei veri mangia pericolo.
Dopo un po’ d’incertezze sulle mie ulteriori tappe, la successiva doveva essere Melbourne, non riuscendo a trovare una camera ad un prezzo decente nemmeno piangendo in cambogiano, in quei giorni vi era il Gran Premio di Formula 1, faccio un altro cambio di programma ed me ne vado ad Adelaide e per poi finire a Melbourne.
Adelaide la si può visitare in una giornata. Mi da subito l’idea di una città molto vivibile (come del resto tutte le città australiane), con tantissimi parchi e con un bel sobborgo sul mare, ma un po’ noiosetta. Il sobborgo sul mare è Gleng, ci si arriva velocemente con il tram, ha spiagge molto ampie con tanti localini dove trascorre piacevolmente la serata sul lungo mare. E’ il luogo dove gli adelaidesi (si dirà così??), vengono a trascorre il week end. Nella zona di Chinatown vi è un bel market, che oltre alle ovvie bancarelle cinesi, ve ne sono molte italiane, tra cui quelle con in vendita le caffettiere della Bialetti, mi sono sentito a casa, visto che vengono prodotte a 20 chilometri da casa mia e il vederle in vendita dall’altra parte del mondo, ti rende orgoglioso.
Dopo questa visita un po’ noisetta ad Adelaide, si va a Melbourne.
E si ricomincia a ragionare, Melbourne mi piace il primo impatto è più che buono, mi sembra di essere tornato a Sydney.
Arrivo la domenica del Gran Premio, quindi c’è movimento in tutta la città, sono tutti con le magliette e capellini rosso Ferrari, sembra quasi che il “rosso Ferrari” sia il simbolo del Gran Premio. Melbourne mi piace da subito, è vivace e piana di giovani, probabilmente perche vi sono molte università. E’ bello passeggiare lungo il fiume che taglia la città e la panoramica dei grattacieli nell’ora del tramonto è mozzafiato, i riflessi dei grattacieli e dell’acqua lasciano senza parole. La forza del futuro si mescola con armonia ai colori della natura. E’ altrettanto rilassante riposarsi al Botanic Garden, dove pur essendo in pieno centro città sembra di essere in una foresta australiana. Oppure entrare nel mondo artificiale e falso del Crown Casino (il casino più grande dell’emisfero meridionale), immenso, pieno di luci.
Guardare quelle persone con lo sguardo perso mi fa impressione, mi gioco 20$ che perdo nel giro di 20 minuti, esco …fuori c’è il tramonto, preferisco questa luce soffusa alle grandi luci artificiali.
Ma la parte che sicuramente mi ha colpito è Federation Square, la piazza centrale di Melbourne, costruita da poco tempo, moderna ma non algida, come spesso accade con le costruzioni moderne. E’ bellissimo alla sera, guardare dall’alto i grattacieli, i tram, le persone che passeggiano. Mi colpisce la vista della cattedrale immersa in tutto questa spazio moderno, il contrasto tra new and old mi entusiasma.
E’ bello alla sera fermarsi a Federation Square, tutti si siedano e guardano la città che si muove, si prendono 10 minuti tutti per loro, chissà a cosa pensano?!, siamo li, tutti soli ma insieme, perché uniti da un attimo di riflessione e di relax. Dalla square ti puoi collegare gratuitamente con il wireless, quindi molti vengono con il loro pc e si collegano, così ad un tratto dalla piazza di Melbourne ti connetti con la piazza del mondo. Mi piace, mi gasa, mi fa sentire moderno, mentre con un occhio scrivo su FaceBook, con l’altro mi godo le luci e il movimento della strada, con un orecchio ascolto il suono della cornamusa che viene da un lato della piazza e con l’altro lato la musica new age suonata da un gruppo di ragazzi. Come a Byron davanti all’oceano, mi sembra che una folata di vento mi possa portare via, mi piace questa sensazione di appartenere al nulla e a tutto, di essere un personaggio piccolo piccolo dentro ad un quadro grande.
Dopo tre settimane di Australia, alla fine ero stanco di essere shakerato da un posto all’altro, pertanto gli ultimi giorni me li prendo con comodità, visitando musei ed andando al cinema 3D (mi diverto sempre molto). Mi sono appassionato, all’Immigration Museum, nel leggere e nel guardare le migliaia di fotografie di immigrati arrivati dall’Inghilterra, Irlanda, Grecia ed ovviamente Italia, con saghe familiari molto appassionanti. Sapevo poco e nulla della storia australiana, anche ora ne so poco, soprattutto della storia contemporanea, dall’altra parte si sente mai parlare di quello che accade in Australia, anche dal punto di vista politico e sociale??? Gironzolando per musei, mi sono reso conto che la loro storia “antica” parte dal 1800 (200anni al massimo), per un italiano che è abituato a vedere quotidianamente costruzioni del 1400 è sorprendente.
Come è sorprendente visitare un padiglione del Melbourne Museum, in cui sono esposti i soggiorni del 1950, la televisione degli anni ’60, i vestiti anni ’70, sono state ricostruite le prime case degli immigrati (1850) e i pezzi più antichi sono abiti dell’800 (mia nonna, morta 8 anni fa, è stata seppellita con il suo abito “della festa” che era d’inizio ‘800).
Sinceramente non pensavo o meglio non avevo mai riflettuto che li fosse tutto cosi recente e mi colpisce molto comprendere che 150 anni fa in queste città immense vi era il nulla. In poco tempo sono riusciti a costruire metropoli. Mi rattrista anche notare come la vera storia dell’Australia sia stata messa da parte, come se non fosse mai esistita,
ovvero quella dei veri australiani: gli aborigeni. Dall’altra parte sino a pochi anni fa non potevano nemmeno votare e non venivano considerati nemmeno come persone. La storia dell’Australia è veramente particolare, da terra di confine per carcerati è diventata poi terra di fortuna per molti europei e nonostante fossero a migliaia e migliaia di chilometri dalla madre patria, continuavano a studiare la storia, ma soprattutto la geografia del Regno Unito, senza sapere nulla della terra in cui vivevano, studiavano i monti e i fiumi dell’Inghilterra, guardando fuori dalla finestra il deserto o il mare australiano. Mah???!
Girando per l’Australia sembra di essere finiti in un pezzo di Europa che si è staccata dal continente, tutti conoscono l’Europa molto bene, la amano, ma nessuno vorrebbe “tornarci” a vivere.Sono persone abituate a rimboccarsi le maniche, al lavoro, a stare a stretto contatto con la natura (che molte volte non è proprio benevola). E il loro rapporto con la natura lo capisci da come vengono rappresentati gli insetti e i rettili nei musei. I bambini imparano a conoscerli, a vederli, a comprendere che sono pericolosi, che bisogna stare attenti, ma non bisogna esserne terrorizzati. Lo stesso atteggiamento che si ha con l’acqua calda, è un elemento quotidiano, bisogna porre attenzione altrimenti ci si fa male, molto male, ma non è necessario evitarla.
Cosi gli australiani si pongono con ragni enormi e serpenti velenosissimi, sanno che esistono, che li possono incontrare nel loro giardino, devono stare attenti e se vengono punti o morsi, telefonano al pronto intervento.
A Melbourne ho incontrato un ragazzo di Napoli che vive li da qualche anno, sposato con figli. Nonostante gli manchi l’Italia, la sua famiglia e i suoi amici, mi diceva che l’Australia è il posto migliore in cui fare crescere i proprio figli. Che dire, se un padre, per giunta italiano, realizza che quello è il posto migliore per la crescita dei propri figli, bisogna credergli sulla parola che l’Australia è una grande terra!! Un luogo in continua espansione, dinamico, che cresce a misura d’uomo, dove la popolazione è giovane, dove gli immigrati sono ben accolti e per rimanerci devi dimostrare che ti dai da fare seriamente, dove l’ecologia è prioritaria, dove la tolleranza è di casa, dove i tg parlano per giorni se una signora è stata scippata.
Certo non è il Paradiso terrestre, il territorio e il clima sono ostili e le persone non sono delle sante nemmeno li, la distanza dal resto del pianeta è forte, probabilmente è questa sua “estraneità” (fin che dura) è renderla così unica. Nelle tre settimane che sono rimasto, ho incontrato persone cordiali e sorridenti, con tanta voglia di comunicare, di raccontarsi e di conoscere, con l’entusiasmo della “paccata” sulla schiena che da molta energia. Con Salvatore (il ragazzo che vive a Melbourne) siamo andati a cenare in un ristorante, mentre ordinavamo ci siamo subito accorti che la cameriera era italiana, quindi come è naturale tra italiani si comincia a parlare, lei una ragazza di 25anni, siciliana che lavora in Australia da un anno (prima nelle vigne ora come cameriera), è a Melbourne da circa 6 mesi, ora che arriverà l’inverno si trasferirà nel nord dell’Australia, a fare non si sa cosa, e poi tra 6/7 mesi andrà in Florida. L’Italia?? c’è tempo ….Ora, riuscirebbe una ragazza siciliana a fare quello che le pare in Italia?? Si sentirebbe libera come li?? Ma forse non è un problema di luogo è una soluzione di testa.
Con la promessa di ritornarci e di visitare l’entroterra australiano, mi avvio a prendere i miei tre aerei…prima sino a Sydney, poi sino a Abi Dhabi e poi Milano, 24 ore di volo…Il volo l’ho passato con un ragazzo di Manchester, che mi ha fatto molto divertire e visto che ero in pieno jeg leg mi sono visto la bellezza di 5 films…
Chissà perché c’è sempre poco da raccontare sul volo di ritorno, quasi come se non esistesse….chissà… chissà perché ???!!!
L’Australia e le barriere architettoniche??? Perché ce ne sono??!! Sull’argomento vi è poco da dire, basti pensare che vi sono rimasto per tre settimane, da solo ed ho visitato direi in maniera approfondita Sydney, Melbourne, Adelaide e Byron Bay, ho preso molti voli low cost, prenotandoli con internet (JetStar e VirginBlue) indicando che sono in “wheelchair” nell’apposito spazio. La prima settimana, ho dormito in un ostello a Sydney (Harbour City Backpackers, 50 Sir John Young Cresent – Woolloomooloo), totalmente accessibile.
Per il resto, ho utilizzato (www.hotel.com.au), nella descrizione degli hotel si può trovare l’accessibilità degli alberghi, non ho avuto alcun problema, alberghi in zona centrale e totalmente accessibili. Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, a Sydney è meglio utilizzare gli autobus e la monorotaia. Purtroppo le fermate degli autobus non sono dislocate in tutte le zone, soprattutto in zona periferica, mentre la monorotaia è totalmente accessibile, ma percorre una zona limitata del centro. Infatti il mezzo di trasporto principale è la metropolitana, ma non è molto accessibile, o per lo meno non lo sono tutte le stazioni, pertanto si rischia di arrivare in una stazione con barriere (sono molte) e di non poter uscire.
A dire il vero la zona centrale la si può girare tranquillamente a piedi, i marciapiedi sono accessibili, unico problema è che vi sono diversi dislivelli, pertanto si incontrano salite o discese molto ripide. Ma io ci sono riuscito a farle da solo, quindi…
Comodissimi sono i traghetti che portano alle varie spiagge o nei bellissimi quartieri sul mare di Sydney. Byron è una località di mare, si gira a piedi con facilità, mentre la spiaggia non è accessibile ovvero non vi sono passerelle. In realtà la maggior parte delle spiagge non hanno passerelle, in quanto sono libere e raramente si trovano sdraie ed ombrelloni a pagamento (come siamo abituati in Italia), ma quasi sempre (soprattutto nelle spiagge delle città) si trova un rampa che porta alla spiaggia.
Ad Adelaide si possono usare tranquillamente gli autobus oppure i tram che sono accessibili.
Più complessa è la situazione a Melbourne, in quanto il mezzo di trasporto principale è il tram, ma nonostante i mezzi siano accessibili, non lo sono le soste, tranne nella zona centralissima. Si rischia così di salire ma di non poter scendere, o viceversa, tranne che non vi sia qualcuno che dia una mano a fare il gradino. L’unico vero inconveniente che ho incontrato è stato sul Indian Pacific, in cui le cuccette sono molto piccole e non si può viaggiare da soli, ma solo accompagnati.
Per il resto che dire, ho girato per lungo e per largo, da solo, alcune volte mi sono fatto un bel “mazzo” (le salite di Sydney mi rameranno impresse allungo), però non ho trovato difficoltà. In Italia, non potrei visitare nemmeno due città da solo…
Fabrizio
http://rotex.myblog.it
3 commenti, punteggio medio:
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scritto da RINA, il 17 marzo 2010.
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ciao grazie della tua descrizione, anchio sono una persona in carrozzina e sto organizzando tramite agenzia il viaggio in australia, anche perchè io sono nata li ad Adelaide, e la tua avventura e descrizione mi e servita.
Un grosso ciao Rina
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scritto da barbara, il 5 marzo 2010.
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ciao Fabrizio veramente COMPLIMENTI e soprattutto grazie per la tua descrizione cosi' dettagliata del tuo meraviglioso viaggio!!Sei stato veramente BRAVO!!Complimenti ancora
Barbara
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scritto da claudio, il 5 febbraio 2010.
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Ciao Fabrizio,ho letto il tuo racconto del viaggio in Australia e ti faccio i complimenti per esserci andato da solo.Io ho vissuto a Sydney 5 anni e le maggiori differenze che ho notato da noi sono: il massimo rispetto per le persone(infatti non hai avuto problemi di barriere architettoniche)e poi si rendono conto perfettamente di essere in un posto meraviglioso e sono molto orgogliosi della natura che hanno.Di negativo c'è che bevono molto
e questo si ripercuote in famiglia e sono un po' superficiali.Comunque il tuo racconto puo' servire per altri nelle tue condizioni...lo sai che conosco un gruppo che si è fatto il deserto della Namibia con le sedie a rotelle? (Con accompagnatori e jeep)Auguri per il prossimo viaggio,Claudio
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