ATTRAVERSO I PONTI DEL DIAVOLO

di Massimo Messa

La leggenda del Ponte del Diavolo è una maniera ingenua e fantastica per spiegare certi fenomeni della natura, di cui la gente ignorava le cause o le origini, oppure per darsi una ragione di eventi riconducibili a misteri. Tra le tante leggende, antiche e moderne, il Diavolo è sicuramente al top della hit parade più accreditata.

Un mattino di primavera, il cacciatore Bambam uscì alla ricerca di pernici col suo cane Saltafoss a lato e il trombone a tracolla. Camminava spedito e baldanzoso, dirigendosi verso la boscaglia e andava dicendo tra sé: “Oggi sì che sarà una buona giornata, me lo dice il cuore! Arriverò per primo nella foresta e tutte le pernici saranno mie: ho scommesso con gli amici all’osteria che sarei tornato con il carniere pieno e voglio far restare tutti con un palmo di naso. Sarò proclamato il cacciatore più abile della regione!”.

Tra questi ottimistici pensieri arrivò al fiume che lo divideva dalla foresta. Ma qui lo aspettava un dispiacere. Il fiume era in piena, così che a stento gli argini riuscivano a contenerlo e Bambam non avrebbe potuto di certo, con il semplice ausilio degli stivali, attraversarlo a guado come aveva sempre fatto sino ad allora.

Come fare? Pensa e ripensa, grattandosi la testa sotto il cappello di cuoio, infine gli venne in mente di rivolgersi a certi suoi Santi protettori. “San Ciriaco, San Bobbio” cominciò allora “San Bernardo mio, per carità, fammi trovare un ponte per raggiungere la foresta, altrimenti perderò la scommessa e sarò disonorato”.

In realtà pareva che i suoi Santi non l’ascoltassero affatto. Allora Bambam si rivolse direttamente al Signore: “Signore mio,” gli si rivolse con franchezza, inginocchiandosi “fammi trovare un ponte! Di qua dal ponte non c’è l’ombra di un uccelletto: Pensa un po’ che vergogna tornare al paese senza un bottino! Di là del fiume c’è la foresta piena di pernici…” Signore mio, fammi trovare un ponte!”.

Ma per quanto fervidamente pregasse, ponti non comparivano né a destra né a manca.

Allora Bambam, adirato, si lasciò sfuggire queste parole: “M’aiutasse almeno il Diavolo, m’aiutasse…!”.

Non aveva ancora finito di profferir questo che il Diavolo comparve, chissà da dove, perché, si sa, il Diavolo arriva appena si sente nominato, senza farsi aspettare.

“Eccomi a te, Bambam” esclamò sorridente e premuroso “Che cosa desideri?”

E Bambam, un po’ spaventato da questa sollecita apparizione: “Vorrei, ecco, vorrei passare nella foresta a caccia di pernici. Ma presto! Prima che arrivino altri cacciatori, altrimenti sarò rovinato. Ho scommesso all’osteria e…”

“So tutto!” Lo interruppe il Diavolo “Ci penso io, ti farò un bellissimo ponte in meno di mezz’ora. Però dobbiamo accordarci bene prima: che cosa mi darai in cambio del ponte?”. “Quello che vuoi!” esclamò, incautamente, Bambam.

E il Diavolo, senza attendere troppo: “Voglio che tu mi prometta, in cambio, la tua anima!”.

“Oh” fece il cacciatore “L’anima mia in cambio del ponte! Non ti pare un po’ troppo?”. “Allora non ne facciamo niente!” e il Diavolo gli voltò le spalle per andarsene.

“Un po’ di pazienza! Vediamo: ecco, l’anima mia no, ma ti prometto l’anima del primo che passerà sopra il ponte. Ti può andare altrettanto bene?”

Il Diavolo si accontentò: un’anima o un’altra per lui era la stessa cosa, si trattava di pazientare una mezz’oretta, che arrivassero gli altri cacciatori. Così il patto fu concluso. Pietre, terriccio, bastoni… In un baleno il ponte fu pronto: bello, elegante, robusto, arcuato a schiena d’asino.

“E’ un capolavoro!” dichiarò il Diavolo, soddisfatto. Poi si mise dall’altra parte del ponte in attesa, ridacchiando malignamente.

Allora Bambam chiamò con un fischio il suo cane Saltafoss e, quand’esso gli fu vicino, lanciò un sasso sul ponte. E Saltafoss, scattò di corsa verso il sasso, attraversando il ponte per tutta la sua lunghezza.

“Prenditi pure l’anima del mio cane!” gridò Bambam allegramente “E’ lui il primo che ha attraversato il ponte. E sta attento un’altra volta ai patti che fai!”

Il gioco era riuscito.

“All’inferno, dannato cacciatore!” urlò il Diavolo, infuriato per la sconfitta.

All’inferno dovette invece tornare lui, naturalmente, portandosi l’anima di quel povero Saltafoss. Ma, prima di andarsene, per vendicarsi d’esser stato burlato, sferrò un potentissimo calcio al ponte, che ne fu deteriorato.

Pur così mal ridotto, il ponte c’è ancora, a cavalcioni del fiume. Per quanto la gente di quei luoghi abbia cercato più volte di aggiustarlo, non è mai riuscita nell’intento. Alla prima bufera, ferri, mattoni e cemento, messi dalla mano dell’uomo a riparo del ponte, cedono e crollano. Rimane invece il “Ponte del Diavolo”, così sconquassato e smozzicato, ma sempre percorribile. E durerà – come il Diavolo ha promesso – quanto durerà la Terra.


E i Ponti del Diavolo in Italia ci sono davvero, distribuiti in tutta la penisola. I Ponti del diavolo rappresentano un ottimo espediente per pianificare un itinerario lungo tutta la nostra penisola allo scopo di visitarli tutti o in gran parte. Buon viaggio!

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Ponte di San Colombano di Bobbio (Piacenza) Ponte di Olina (Modena)
foto tratta da Attraverso i ponti del diavolo, di Massimo Messa foto tratta da Attraverso i ponti del diavolo, di Massimo Messa foto tratta da Attraverso i ponti del diavolo, di Massimo Messa




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