I CASTELLI DELLA LOIRA
UN VIAGGIO NEL MONDO DELLE FIABE
(Francia)

di Raffaella Gariboldi

Ci sono delle volte in cui un viaggio è inizialmente solo il nome di un luogo letto più volte nei libri e nei cataloghi e dove la mente fatica ad associare emozioni, finchè l’occhio non avrà soddisfatto la sua voglia di esplorare e di scoprire quanto bello possa essere il mondo. Ci sono delle volte dove non è importante la meta, ma il percorso e i sapori, i colori, i profumi che il viaggio può regalare e che non sono facilmente raccontabili a chi non ha condiviso le stesse esperienze.

Così è iniziato il nostro percorso alla volta dei Castelli della Loira che sono databili dal X al XVII secolo d.C. con un periodo d’oro calcolabile dal XV al XVI Secoli. Un viaggio cominciato una mattina di sole di un torrido luglio, quando la mia corriera ha raggiunto i miei compagni di viaggio che mi aspettavano con l’auto. Il programma era solo definito a grandi linee, sapevamo dove ci saremmo diretti, sapevamo che avremmo varcato la catena del Giura e ci saremmo diretti in Borgogna come prima tappa. Per il resto avremmo improvvisato in base a quanto l’istinto ci avrebbe suggerito. Senza vincoli di tempo, avremmo vagato per una regione che pare racchiudere uno strano fascino fiabesco e riporta ognuno di noi ad essere un po’ bambini. Attraverso il passo del Gran San Bernardo siamo arrivati dopo qualche ora di viaggio in Francia. La sensazione era che già tutto fosse diverso: forse il rosso dei tetti meno caldo, che diventava grigio ardesia man mano che ci spostavamo verso nord.
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Forse i mille paesini che sembravano essere sonnacchiosi in quel sabato di Luglio e ci lasciavano immaginare che i loro abitanti fossero assorti in piacevoli riposi pomeridiani all’ombra dal sole cocente. Forse il giallo oro dei campi che mi riportava così vividamente nei pensieri, il ricordo di quando, da adolescente, lessi il Piccolo Principe e del dialogo con la volpe che avrebbe per sempre ricordato il suo nuovo padrone qualora avesse visto i campi di grano dorati, perché quei campi avevano lo stesso colore dei capelli del piccolo principe e sarebbero stati indelebili nella sua mente. “Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…"
da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupery.

Mi sembrava quasi di vederli parlare in mezzo ai campi della Borgogna mentre sfrecciavamo veloci verso la Loira.ù Una serie di paesini dalle case ad un piano si susseguivano ed intervallavano i campi e le mucche sonnacchiose stese al sole con il loro manto candido. Mentre percorrevamo le statali della Borgogna, abbandonando il rumoroso e trafficato andirivieni delle autostrade, l’oro dei campi aveva mille sfumature che cambiavano ancora ad ogni mutar della luce lasciando una sensazione di caldo infinito. E’ ad Avallon in Borgogna, piccola cittadina agreste a stampo prettamente medievale, che abbiamo riposato la prima notte. Una dimora ricoperta di edera su tutta la facciata era il nostro albergo. Alla reception un buffo signore in giacca ed in compagnia di un cane e un gatto, ci aveva dato il benvenuto in quel piccolo paese dei balocchi. Sembrava quasi tutto silenzioso e immobile. Giunti al ristorante, un locale con le pareti arancioni dipinte in stucco veneziano, ceramiche colorate appese in bella vista e, con al centro della sala, un ulivo vero, l’immobilità di quel paese è diventata gaiamente festosa e piena di gente. Nomi lunghi, altisonanti e a volte per noi incomprensibili, anticipavano le pietanze che arrivavano abbondanti sulla nostra tavola, bagnate da ottimo vino che i fruttosi vigneti della zona producono in abbondanza.

La nostra curiosità di visitare Avallon è stata soddisfatta la mattina dopo una piacevole colazione con croissant e caffè. Il passaggio pedonale era vuoto e silenzioso, un po’ anche per l’orario mattutino. Pian piano le strade si sono animate di persone che si dirigevano in panetteria per comprare la baguette, un pane di forma allungata e sottile estremamente fragrante. La torre dell’orologio, prima della basilica principale, svettava in fondo al passaggio pedonale ed era incorniciata da case di stampo medievale. Lo stesso giorno saremmo arrivati a Membrolle, un paesino limitrofo alla città industriale di Tours nella regione della Loira, dove, avremmo soggiornato in un castello per quattro giorni e da lì girovagando dove il vento ci avrebbe portato. Non potevamo perdere, sul tragitto la visita al castello di Sully sur Loire dal meraviglioso stile rinascimentale.

Era il primo che vedevamo e subito mi sono stupita di come, questi castelli, siano conservati bene e di quanto turismo attraggano rendendo il circondario vivo e ricco di attività. Il castello è come se galleggiasse in un lago o, se volete vederla in maniera più realistica, è circondato da fossati larghi che sembrano renderlo quasi impenetrabile. Ho scoperto che l’aspetto così curato di molti castelli è risultato dell’impegno dello Stato di voler donare il fascino originario a questi monumenti: questa regione è la terza più visitata della Francia, dopo Parigi e la Provenza. Ogni castello sembra spuntare qua e là in mezzo ai campi e alle valli pianeggianti, come pavoni che dispiegano le loro ali per farsi ammirare. Ogni volta che si intravede un castello, il fiato sembra quasi mancare e ammiriamo il suo splendore nell’interezza della sua struttura.



Questi castelli non solo furono dimora di storia e politica ma anche testimoni di vite, amori e morti. Numerosi intrighi hanno vivacizzato le loro stanze in tempi più remoti. Un richiamo all’arte italiana è presente sempre. Il castello di Villandry, per esempio, deve la sua bellezza in particolare ai giardini all’italiana attraverso cui è piacevole camminare. Avere un giardino all’italiana era simbolo di raffinatezza e classe.

Le siepi ordinatamente ed elegantemente distribuite sembrano quasi formare un labirintico passaggio dove , immerso in questo mondo al confine con le fiabe, sembra di vedere correre un “bian coniglio” in panciotto con guanti bianchi, intento a guardare il suo orologio estratto dal taschino. L’occhio viene piacevolmente colpito anche da altri aspetti che alcuni di questi castelli possono presentare. Immaginatevi tempi bui, dove parlare liberamente di religione era impossibile e la popolazione era tenuta in una sorta di completa ignoranza affinché non potesse ribellarsi al sovrano e mantenere così un apparente ordine. Immaginate in quei tempi il grido di una donna che istigava le genti a combattere nel nome di Dio contro un potere terreno. La sua ombra fugace ricorda i tempi in cui , Giovanna D’Arco, combatteva per un ideale che la rese immortale. Ed è lì ora, spirito impalpabile, ad osservare i secoli che passano, seduta immobile nel castello di Chinon, che fu sua dimora dopo che riconobbe il re come autorità. Le mura, diroccate ma imponenti di questo castello, sovrastano la Vienne, affluente della Loira, in cui si rispecchiamo. Ammiriamo la sua maestosità seduti sulla riva opposta, mentre qualche timida imbarcazione, per lo più turistica, naviga pigramente interrompendo il riflesso nelle acque. Ogni particolare, ogni architettura o arredamento rendono unica ed irripetibile ciascuna dimora principesca o reale di questa regione.

Camminando per le stanze di ognuno dei castelli che si scelga di visitare, sembra ancora di sentire l’eco dei passi dei signori che si recavano nelle loro eleganti stanze ricoperte di quadri, mezzibusti e sedie in broccato in tinta con le pareti. Ogni castello è unico nel suo genere. L’arte e la scienza spesso si incontrano e sembrano armoniosamente convivere. Nell’imperdibile castello di Chambord, il più grande fra i castelli della Loira, una scala progettata dal Leonardo Da Vinci si innalza dal terreno fino al tetto: la sua forma a spirale fa sì che le due rampe non si incontrino mai. E’ divertente salire e intravedere solo di sfuggita gli altri visitatori che hanno deciso di proseguire per la rampa opposta e che potremo incontrare solo se decideremo di fermarci allo stesso piano. Così analogamente avevano deciso di giocare e divertirsi Francesco I con la sua adorata figlia rincorrendosi per questa spirale infinita. Ogni piano ha androni spaziosi da cui partono le sale che erano residenza o spazi di lavoro per i domestici.

Oltre alla sorprendente scala in colore crema, tutto il palazzo ha un colore chiaro e le linee morbide, che donano all’insieme un aspetto di spazialità estesa. Non posso negarvi che è facile perdersi per questi insiemi di stanze che si susseguono: sembra di essere sempre nello stesso punto eppure una camera più bella dell’altra appare e rende emozionante la scoperta. Il castello, come oggi possiamo ammirarlo, fu il risultato di più reggenze e quindi di più interventi che contribuirono alla sua realizzazione finale. In ultimo lo Stato, divenuto proprietario, investì affinchè l’opera fosse completata e visitabile da tutti. Non oso immaginare il numero di visitatori che giornalmente sono in grado di calpestare questi pavimenti.

Noi stessi ne facciamo parte e siamo fieri di poter raccontare di esserci stati di averne goduto la sua bellezza anche se solo per poco. Belli e ricchi di storia, i castelli sono disseminati in una regione grande come la Lombardia e vicinissima a Parigi. Non è possibile visitarli tutti in un'unica volta e questo può essere un invito a più viaggi in questa felice regione della Francia. Merita sicuramente una visita il castello di Chenonceaux, sullo Cher, donato dal re Francesco I alla sua preferita Diana di Poitiers e ripreso dalla regina Caterina de Medici, dopo la prematura morte del consorte.

Non so se voglio esattamente svegliarmi da questa vacanza sogno, sto bene qui e mi piace mangiare una baguette piena di uova e tonno, e insalata mentre sono alla scoperta di un nuovo borgo o di un nuovo castello. Vagando con l’auto per le campagne ci troviamo di fronte al castello di Ussè in cui apre sia stato ambientato un film de la Bella Addormentata nel bosco. Lo spazio sembra veramente ristretto e a ridosso del castello c’è un fiume ed un ponte. Chissà se dorme ancora in qualche stanza la principessa, e perché non crederci in fondo? Potrebbe essere lì e sognare di gente e gente che visita la sua dimora e far sì che la realtà sia lei e noi il suo sogno e non viceversa. D'altronde dove è il vero confine? Qui non c’è, ma in fondo perché cercarlo e non vivere per una volta questa favola fingendo che tutto questo non abbia mai fine? Potrei scrivere pagine e pagine intere gli splendori che ogni angolo di questi castelli racchiudono o potrei parlare per ore ed ore della alte navate delle basiliche gotiche di questa regione, che sembrano innalzare lo spirito verso il cielo. Potrei raccontare del grande fascino che esercitano i borghi introno al castello, ricchi di botteghe, piccoli hotel e che d’estate espongono tavolini dove si può sostare a bere qualche cosa per passare momenti piacevoli.

Questo però è il mio diario, il diario di un viaggio che non sapevo come sarebbe andato e che mi ha lasciato il ricordo di piacevoli passeggiate all’ombra di alberi per lunghi viali che portano all’ingresso dei castelli; il ricordo delle sale incorniciato da colori e stoffe. Potrei raccontare gli aneddoti o la semplice storia di queste dimore e scrivere così pagine e pagine ricche di interessanti notizie: preferisco però lasciarvi le mie emozioni, l’emozione del fiato che si interrompe ogni volta che una torretta svetta nell’orizzonte o che un portone intarsiato in legno mi permette l’accesso ad un mondo che vive di luce propria e che non ha certo bisogno di me per essere raccontato. Lascio ai futuri visitatori il piacere di scoprire e stupirsi di fronte ai racconti legati a questi luoghi.




2 commenti, punteggio medio:

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scritto da elisa, il 16 dicembre 2009.

bellissimo e favoloso il riferimento al Piccolo Principe!

scritto da Emma, il 16 dicembre 2009.

ottimo lavoro, ben articolato e di piacevole lettura
perfeziona la tua ricerca


quasiasi data di partenza