KENYA ON THE ROAD

di Simone & Daniela

Dal 13.08.09 al 28.08.09
Il nostro viaggio nasce improvvisamente un sabato pomeriggio di metà aprile; tante erano le mete sul piatto della bilancia ma, alla fine, gli animali, la cultura e i colori del Kenya hanno preso il sopravvento su tutto il resto e così abbiamo prenotato il nostro primo volo diretto in Africa. Volo Egyptair Roma - Nairobi con scalo ad Il Cairo a/r al costo di euro 620,00 a testa. Volo tranquillo, ottimi aereomobili puliti e curati, personale gentile ed ottimi pasti. Arriviamo a Nairobi alle 4.00 di mattina e, puntualmente, troviamo il tassista del hotel prenotato su Hostelword, il Bush House. L'Hotel è economico, splendido, fuori dal centro ed in una zona molto verdeggiante.

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foto tratta da Kenya on the road, di Simone & Daniela

La cortesia e la pulizia sono state sorprendenti. Ci riposiamo, nel pomeriggio ci rilassiamo nel giardino circostante ed alla sera ci facciamo accompagnare alla stazione per prendere il treno Nairobi - Mombasa delle ore 19.00 per il quale il Sig. Ken del Bush House ci ha molto gentilmente acquistato i biglietti con largo anticipo al prezzo di 3.600 scellini a testa. La tratta Nairobi - Mombasa è entusiasmante; per l'intero tragitto impiega tutta la notte. La cuccetta privata, il vagone ristorante, la savana fuori dal finestrino; è difficile spiegare cosa si prova ad aprire gli occhi all'alba, gettare uno sguardo fuori dal finestrino e scorgere in lontananza una famiglia di elefanti, completamente ricoperti dalla terra rossa dello Tsavo.

foto tratta da Kenya on the road, di Simone & Daniela

All'ora di colazione un guasto imprevisto alla linea ferroviaria ci impone un'inaspettata quanto sorprendente fermata di un paio d'ore che ci permette di scendere dal treno ed avere un primo contatto con la popolazione locale, la quale è nel frattempo accorsa incuriosita attorno ai vagoni in panne. La sosta si rivela più lunga del previsto e quindi decidiamo di abbandonare le carrozze e di percorrere il breve tratto a piedi che ci separa dalla carreggiata della strada Nairobi - Mombasa che corre parallela alla linea ferroviaria. Attendiamo il passaggio di un matatu e ci facciamo accompagnare a Mombasa.

L'imprevisto è dietro l'angolo e al nostro matatu si rompe la coppa dell'olio; in attesa del cambio di mezzo scendiamo a comperare un caschetto di banane e, con nostra grande sorpresa, scendono insieme ai rispettivi proprietari anche due galline ed una capra. Regaliamo alcune banane a dei bambini che incontriamo per strada e, poco dopo, saltiamo sul nuovo matatu ed in breve tempo arriviamo a Mombasa; alla stazione ad aspettarci troviamo l'autista prenotato tramite un nostro contatto, il Sig. Said, che per 5.000 scellini in meno di due ore ci accompagna a Malindi al Resort i Girasoli, una splendida struttura composta da una schiera di camere disposte circolarmente con al centro una piscina dove passiamo la notte.


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Al mattino sveglia alle 3.00 e partenza per il safari di 3 notti 4 giorni prenotato tramite la Sig.ra Elena e il Sig. Abdi di Watamu; il percorso prevede di visitare il primo giorno il parco Tsavo Ovest, il secondo l'Amboseli, il terzo ed il quarto lo Tsavo Est. IL safari è stato soddisfacente; abbiamo soggiornato in campi tendati di lusso quali il Men Eaters nello Tsavo Ovest, il Kibo Camp nell'Amboseli e il Ndololo Camp nello Tsavo Est e abbiamo visto molti animali eccezion fatta per il rinoceronte. Lo Tsavo Ovest è bello ma molto roccioso e di animali se ne vedono veramente pochi; soltanto alla sorgente Mzima abbiamo letto che si avvistano molto bene i coccodrilli e gli ippopotami ma noi, per un disguido, non ci siamo potuti andare.

L'Amboseli invece è un piccolo fazzoletto di terra, talvolta arida e pianeggiante, altre volte sorprendentemente acquitrinosa e con una vegetazione lussureggiante grazie all'acqua proveniente dallo scioglimento delle nevi del Kilimangiaro che imponente si staglia all'orizzonte; in questo parco ovunque abbiamo visto distese di animali tra i quali anche due splendidi esemplari di leoni maschi sorpresi nel bel mezzo della pennichella pomeridiana.

Nello Tsavo Est invece abbiamo finalmente trovato la tanto agognata terra rossa, che fin da piccolo sognavo guardando le foto scattate dai miei genitori nel loro lontano viaggio in questa terra meravigliosa; anche in questo parco abbiamo potuto osservare molti animali ma, in ogni caso, anche il semplice paesaggio avrebbe lasciato ugualmente appagata la vista. La nostra voglia di safari è rimasta purtroppo non completamente paga; amanti degli animali e dell'avventura quali siamo, avremmo avuto bisogno di altri giorni di safari e, soprattutto, di un safari in luoghi più selvaggi e lontani dal turismo mordi e fuggi dei classici turisti da pacchetto vacanza della costa che purtroppo si manifesta in questi parchi con l'impossibilità di svolgere i fuori pista e con soste pausa pranzo fin troppo comode e abbondanti. Probabilmente, in un futuro spero non troppo lontano, appagheremo questa nostra sete di animali e di avventura con safari nel Masai Mara in Kenya e nel Serengeti in Tanzania. Il tratto di strada in morbida terra rossa che collega Tsavo Est a Malindi è molto bello e commovente, attraversa una serie di villaggi; tantissime donne camminano lungo il bordo della strada trasportando contenitori in equilibrio sulla testa e altrettanti bambini ci salutano al nostro passaggio.

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Rientriamo a Malindi, ci riposiamo ed il giorno dopo prendiamo parte alla più classica delle escursioni per turisti, il safari blu alla famosa isola sabbiosa rinominata "Sardegna 2"; facciamo un pò di snorkeling sulla barriera corallina e ci mangiamo dell'ottimo pesce sapientemente cucinato alla griglia sulla sabbia prima che l'alzarsi della marea di costringa a ripartire troppo velocemente verso la costa. Il giorno dopo ci rechiamo a Watamu per discutere con l'agenzia un disguido occorso in occasione del primo giorno di safari e veniamo risarciti con una splendita giornata all'isola della tartarughe; su questa giornata vorrei dilungarmi per qualche secondo in più. In Kenya la marea crea circostanze incredibili; si alza e si abbassa di circa tre metri per due volte nell'arco delle ventiquattro ore. A Watamu, in particolare, abbiamo dapprima camminato sulla vasta lingua di spiaggia intervallata da ampie piscine naturali di acqua create dall'effetto delle maree che si trova tra le residenze e la battigia osservando incantati granchi e stelle marine dopodichè abbiamo mangiato ancora dell'ottimo pesce grigliato insieme al Sig. Abdi ed ai suoi ragazzi su un tratto di spiaggia riparato dal una grotta. Poco a poco l'incanto della natura; la marea ha cominciato ad alzarsi e, dove poche ore prima avevamo camminato, l'acqua ha cominciato ad affluire lentamente ricoprendo la spiaggia candida e creando un'enorme piscina naturale dai colori incredibili nella quale ci siamo tuffati e rituffati fino allo sfinimento. Siamo rimasti in un fazzoletto di sabbia e, quando la marea aveva quasi completamente preso il sopravvento sul nostro piccolo angolo di paradiso, una canoa a vela ci ha traghettati verso la costa al canto della famosa canzone keniota "jambo...jambo...hakuna matata...".

Terminata con questa indimenticabile giornata la nostra seppur breve ma intensa permanenza nel fin troppo turistico e stucchevolmente "italiano" tratto di costa che va da Watamu a Malindi, la mattina seguente carichiamo i nostri bagagli sull'affollato autobus della compagnia Tawakal che ci porterà alla volta di Mokowe, dove troveremo ad aspettarci il Sig. Arnold del Jambo House di Lamu il quale ha provveduto a prenotarci con un certo anticipo i posti a sedere sulla corriera.

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Le quattro ore di viaggio scorrono tranquille tra villaggi di contadini, posti di blocco della polizia keniota e cambi di turno della scorta armata che, fra l'altro, siede regolarmente accanto a noi. Man mano che ci avviciniamo a destinazione i tratti somatici delle persone che incontriamo lungo la strada si fanno sempre molto più simili alla fisionomia tipica della popolazione somala e sempre meno a quella keniota, difatti il confine somalo dista poco più di venti chilometri da Mokowe e questo è sufficiente a far capire la motivazione di tutte le precauzioni prese dalla polizia keniota sul tratto di strada che stiamo percorrendo.
Arrivati a destinazione veniamo presi d'assalto da un gruppo di barcaioli che fanno a gara a prenderci i bagagli per assicurarsi la possibilità di traghettarci attraverso il breve braccio di mare che ci separa da Lamu; scegliamo la barca che ci sembra più tranquillizzante e in un batter d'occhio ci troviamo scaraventati in una realtà che difficilmente riuscivamo ad immaginare prima del nostro arrivo. Il primo impatto con Lamu è devastante; il dedalo di vicoli di non più di un metro e mezzo di ampiezza scorrono in maniera disordinata disseminati di escrementi dei circa 3.000 asinelli che abitano l'isola. L'odore è persistente e inizialmente perfino nauseabondo, i canali di scolo delle acque scorrono lungo i vicoli e spesso servono per riuscire a non perdere l'orientamento in un paese che somiglia più ad un labirinto che ad un centro urbano. Poco a poco, però, Lamu ti fa sentire parte di se stessa, ti entra dentro; la gentilezza della gente, la dolcezza dei loro occhi..è come se qua il tempo si fosse fermato agli inizi del secolo scorso. I dhow escono la mattina presto in mare aperto e l'esito della pesca determina il menù che alla sera i semplici ristorantini swahili che punteggiano qua e là il tratto di costa davanti al porticciolo potranno offrire ai pochi avventori che si recano in questo angolo sperduto del mondo.

I nostri ultimi quattro giorni di vacanza scorrono lentamente, tra un'escursione in dhow tra le splendide mangrovie della prospiciente isola di Manda e i rilassanti bagni e le passeggiate lungo le dune della bellissima spiaggia di Shella, dove la marea crea giochi di acqua e di colori che difficilmente dimenticheremo. L'esperienza di un soggiorno in questo arcipelago resta senza ombra di dubbio una delle più significative di questo nostro viaggio. Con un commosso saluto al gentilissimo Sig. Arnold che ha reso la nostra permanenza ancor più piacevole grazie al puntuale servizio ed alla pulizia della sua struttura, la mattina della partenza prendiamo la barca pubblica che ci accompagna sull'isola di Manda dalla quale partiamo con il volo dell'ottima compagnia low cost Fly540 alla volta di Nairobi.


La nostra avventura sta volgendo al termine; stanchi ma sazi dei colori, degli odori, della vita delle persone che abbiamo conosciuto, incontrato o semplicemente con le quali abbiamo impercettibilmente incrociato uno sguardo in questo nostro lungo percorso, ci rechiamo nuovamente al Bush House di Nairobi per un breve stop over in attesa del volo di rientro che la mattina presto ci riporterà con i piedi per terra a fare i conti con la nostra vita piena di comodità e di soddisfazioni ma che ci lascia troppo poco tempo per dare il giusto valore e peso agli affetti ed alla splendida natura di cui la terra ci ha fatto dono.

Un abbraccio a tutti quelli che leggeranno questa nostra esperienza Simone & Daniela

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